SPETTACOLI
MK - COMFORT
Di: Philippe Barbut, Lorenzo Bianchi,
Biagio Caravano, Michele Di Stefano, Cristina Rizzo.
Luci: Yannick Da Sousa Mendes.
una produzione ZTLpro/Angelo Mai, MK08
in collaborazione con CanGo Cantieri Goldonetta Firenze.
Si ringrazia il Centro Enea per rifugiati e richiedenti asilo di Roma
Durata: 50 minuti
Costruire e danzare: le azioni più strutturate ed ergonomiche cercano un punto di rottura che coincida con uno spazio aperto e lo trovano a partire da attitudini domestiche.
Abitare è flirtare con il disastro.
Un luogo diviso in due da un fondale a mezz'asta: in lontananza si attua un impreciso trasloco fatto di incerte attività costruttive e perplessi smantellamenti, in primo piano si compiono danze di forte impatto dinamico sostenute da alfabeti gestuali complessi che producono continui tentativi di incontro e altrettante rinunce.
Comfort è uno spettacolo 'geografico' che attraversa dei territori senza mappa.
Lo spazio non è acquisito ma determinato nell'instabilità; lo si scarta senza conoscerlo, come si scarta un regalo. Il percorso è organizzato su decisioni da prendere una dopo l'altra, in una condizione esplorativa che non si placa nell'attraversamento delle forme ma tende al cambiamento costante e alla mobilità assoluta. L'identità dinamica è costruita attraverso il disfacimento delle proprie compostezze nell'altro ed è per compensare questo continuo trasloco di sé che ci si ritrova a subire una strana attrazione verso il codice, il geroglifico, il folklore.
E' uno spettacolo che indaga il senso di appartenenza che il corpo cerca fuori da sé, nel suo movimento verso l'esterno, outdoors, o comunque al confine tra ciò che è casa e ciò che è campo aperto. In ogni caso la spedizione avviene nell'immanenza del crollo.
La danza costruisce la presenza, rende possibile l'adattamento al mondo esterno, dove sfrecciano altri corpi e altri progetti. Ogni attacco del movimento è una fondazione e un crollo.
La coreografia esplora il tempo attraverso una successione di enunciazioni e scomparse di sé, delle quali la complessità anatomica diviene pura funzione. La coreografia stessa scompare e lo spettacolo è ciò che rimane – grossomodo il corpo.
“La via percorsa da Mk è un’esplorazione archeologica dei luoghi che disegna un’inquieta geografia dei poteri, in cui l’appartenenza non è mai data. Più che geografico, Comfort può definirsi uno spettacolo geopolitico.”
L.Bentini, Mk Comfort Bologna Danza Urbana, in Arteatro - Exibart.it 16/9/08
“Tutto è disincarnato, come l’eco di un altrove che ci scaraventa in una solitudine che non ammette distrazioni. Qui il cercarsi e il respingersi dei corpi, i rari contatti, evocano con inedita levità una pietas silenziosa. I rimasugli di glamour – per quanto calcinato o plastificato – ancora presenti negli spettacoli precedenti hanno lasciato il posto a una scarnificazione che quasi polverizza le immagini, rendendole quanto mai trasparenti. E dolenti. E reali.
Paradossalmente è il nostro tempo quello che finalmente affiora in questo altrove, un tempo domestico ma non per questo pacificato nell’oscillare tra la tensione verso l’aperto in cui si rivela tutta la nostra costituzionale incompiutezza e la memoria ormai smagata di un anelito verso codici che non ci sono mai appartenuti o che non ci appartengono più (ecco il sirtaki, struggente nella sua lontana ingenuità)...
...Ora mi rendo conto che quella zona oltre il fondale, dove la danza si scioglie in una performatività dimessa, è l’altro polo necessario per generare la tensione (mai così dialettica) che attraversa Comfort, costantemente in bilico tra pubblico e privato, interno e esterno, dentro e fuori di sé.”


