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SPETTACOLI


MOTUS - X (ics) Racconti Crudeli della Giovinezza - Halle Neustadt

Ideazione e regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

Con Silvia Calderoni, Bianca Colombo, Sergio Policicchio, Mario Ponce-Enrile, Ines Quosdorf

in video Silvia Calderoni, Sergio Policicchio, Denis Kuhnert, Karl Haußmann Sabine Bock, Toni Bernhardt, Susanne Sudol, Adreas Berger e i gruppi musicali: Foulse Jockers (I), Tomorrow Never Come (F), Types of Erin (D), Bring me to my 2nd burial (D)
produzione video Motus & Francesco Borghesi
riprese Francesco Borghesi, Daniela Nicolò
Video compositing Francesco Borghesi (davidloom.net)
Text compositing Daniela Nicolò
Audio compositing Enrico Casagrande
Sound design Roberto Pozzi
Direzione tecnica Valeria Foti
Luci Daniela Nicolò
Musiche dal vivo Dany Greggio, Sergio Policicchio, Mario Ponce-Enrile
Elementi scenografici Giancarlo Bianchini Arto-Zat, Erich Turroni - Laboratorio dell’imperfetto

Tentare di dipingere la giovinezza entra in corto con il nostro vissuto della giovinezza, con ricordi e tumulti di uno stato che non c’è più, è passato, lontano, crudelmente trascorso. Il contatto con l’incoscienza adolescente provoca un rimescolamento di emozioni che azzera e sminuzza tutte le convinzioni sul teatro accumulate nel tempo: ne risultano capitomboli di pensiero, coriandoli di certezze, briciole di polistirolo di senso…

Parti con idee, concetti, riferimenti sociologici, poi una volta dentro certe atmosfere – in cui ci siamo infiltrati sperimentando una tecnica documentaria non invasiva e quasi invisibile – ti trovi a fare un balzo all’indietro, regressivo. Non è nostalgia, ma per far vivere sul palco altri mondi, occorre immergersi. Come ricreare certi stati di sospensione nella solitudine pomeridiana della città?


MOTUS - X (ics) Racconti Crudeli della Giovinezza - Halle Neustadt


 

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Il vagare, l’ansia o lo starsene in vacua attesa su una panchina a desiderare incessantemente che qualcosa di nuovo e meraviglioso giunga... “Aspetto, temo non avere niente di meglio da fare…” diceva Malcolm all’inizio del libro di James Purdy cui volevamo dedicare un film impossibile. Il fantasma di Malcolm resta nell’aria, aleggia sulle riprese avventate che abbiamo fatto ai margini di tre diverse città …Ci siamo spostati veloci con le videocamere sempre accese, eternamente perseguitati dalla curiosità di ragazzini che finalmente avevano trovato “qualcosa da fare”: inseguire la troupe “degli italiani” che non fa televisione, come tutti ci chiedevano, ma raccoglie appunti per un film futuro, confluiti ora in questa specie di spettacolo ibrido che assembla i germi di un concerto stridente e di una danza sporca e asincrona, scaturita dal rapporto con il catrame della strada.


Questi esperimenti ci hanno dunque spinto ad andare in quei luoghi appartati, terrain-vagues, in cui si fugge per i primi baci, le prime trasgressioni, i primi tentativi di esserci… per essere dove ?

«…in un mondo in cui non ho mica chiesto io di venire ad abitare!»
Il problema non è il vuoto che i giovani hanno dentro ma il deserto creato dagli adulti, dove sono obbligati a stare fin dalla nascita(…) scriveva Paul Goodman già negli anni ’60 … ed è un po’ questo che ancora emerge dalle conversazioni con i ragazzi…

« (…) Come posso avere fiducia nelle leggi se tutte le istituzioni, create dagli adulti, la chiesa, la politica, le forze dell’ordine, le università… sono corrotte. Come posso essere sobria nell’abbigliamento se vedi sempre più adulti fare i ragazzini o avere sempre più successo in base agli anni in meno che dimostrano di avere… Come posso avere un progetto se vivo in un sistema immerso sino al collo nella raccomandazione… E perché il cellulare è vietato a scuola e consentito in parlamento? E perché credere al primato della verità se mente il presidente del consiglio, l’onorevole, il giornalista, mia madre stessa sulla sua felicità! E come affezionarsi alla bellezza di questo mondo se si assiste di continuo allo spettacolo della guerra e della distruzione ambientale?
No… il problema non è il vuoto dentro noi ma il deserto creato dai grandi…»

Il deserto dei grandi è il deserto umano di cui scriveva anche Pasolini, che si riflette nei nuovi deserti urbani di oggi, spazi di distruzioni e ricostruzioni selvagge, terre di nessuno dove imprevedibilmente sorgono sfavillanti centri commerciali, in cui si va per passare il tempo più che per comprare, luoghi dove i ragazzini stanno per incontrarsi e incontrare, per mostrarsi e mostrare, per provare a esserci, fra le merci come merci.

- Cosa vedi? Un illimitato regno senza centro: la versione soft di uno stato di polizia.
- E il leader chi è?
- Non è ancora arrivato. Ma apparirà. Uscirà da qualche centro commerciale. I messia vengono sempre dal deserto.

(Da un dialogo del film sul primo movimento del progetto Ics tratto da “Regno a venire” di J.G. Ballard, che oggi, dopo il ritorno di Berlusconi in Italia, assume una eco sinistra…)

I giovani che abbiamo incontrato non sono bulletti o confezioni vuote, come certa propaganda televisiva semplicistica tende a dipingere… sono state sorprese di umanità e gentilezza, diversi, veramente diversi dentro. È a loro che dedichiamo questo lavoro cresciuto ai margini, nei luoghi artificiali del consumo.
Il primo movimento si è avviato fra i centri commerciali, nuove cattedrali delle periferie della provincia italiana, dove Silvia, distribuendo volantini con scritto “Mi sto cercando”, ha avvicinato casualmente Sergio, di Buenos
Aires, e… la sua “espressione di attesa era così intensa” che ci ha indotto a portarlo sul palco, con il suo basso, sebbene non avesse mai fatto - e visto - teatro ... A Valence è arrivato Mario, che vive a Parigi, è filippino d’origine
e da poco cittadino italiano... anche lui lontano dal teatro, ma immerso nella musica e con diversi anni di danza di strada alle spalle: è entrato con assoluta spontaneità in questo spettacolo-esperimento che fa dell’apertura al rischio e alla fragilità nell’esporsi i suoi cardini poetici.

Poi, nel giugno ’08 abbiamo fatto un’ulteriore residenza ad Halle Neustadt, il quartiere satellite, la città nuova, ideale, creata per lavoratori di un utopico socialismo reale crollato e venduto a pezzetti come quelli del muro che ancora si comprano all’aeroporto. Qui, in una sala prove fatiscente, c’è stato l’incontro con Ines,
cantante e studentessa di Musica, che dopo 10 giorni di prove, si è trovata davanti alla platea gremita ed entusiasta di Theater der Welt… Del resto il nostro stesso teatro, bastardo e in perenne rivolta verso i “padripadroni”, è nato in sperdute sale prove della Romagna, lontano dal centro e dai grandi teatri, indipendente e da
subito connotato come collettivo, band, piuttosto che gerarchica compagnia teatrale.
Quest’ultima città della ex-Ddr porta impressi sui muri i segni della fine e della fuga: fine di un sogno-regime, di “un altro mondo possibile” schierato contro e dell’avvento omologante dell’unico modello vincente-perdente, la monocultura americana, che come tutte le mono-culture sfinisce e prosciuga anche i terreni migliori…

Ora anche ad Halle Neustadt in centro c’è una multisala e tanti centri commerciali che funzionano poco e male perché la popolazione è quasi dimezzata, le finestre sono in gran parte chiuse, i pochi giovani rimasti si aggirano per bande, come predoni sopravissuti a chissà quale disastro… sanno, sono al corrente, dell’avvenuto? Del perché i loro nonni parlano russo? Questo senso di fine, di post - e resistenza tenace nel caos - è ciò che ci spinge a procedere, è l’animo dell’ultimo movimento di Ics, cortocircuito di vecchio e nuovo, interno ed esterno, vuoto e pieno, presente e memoria… gioventù e vecchiaia.

motus

 





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