Danae Festival
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SPETTACOLI


10.04.08

Motus - Rumore rosa
Di: Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con: Silvia Calderoni, Nicoletta Fabbri, Emanuela Villagrossi
e la collaborazione di: Dany Greggio
Illustrazioni: Filippo Letizi
Visual composing: p-bart.com
Direzione tecnica: Giorgio Ritucci
Fonica: Roberto Pozzi
Durata: 60 minuti
Fotografie spettacolo: Amedeo Novelli, Alessandro Scarano


MotusPer ora siamo qui, con tre donne sole che possono rassomigliarsi e forse essere la stessa persona. O forse no. Tre donne che parlano e cantano d’amore e d’abbandono. Tre donne che tentano. Nel bianco di una strada ghiacciata, di un salotto minimale, di una camera da letto, di un set cinematografico, di una sala d’aspetto, di una pista da pattinaggio, di un ospedale… nel bianco di un foglio bianco.
Volevamo mettere in scena un melò fassbinderiano, fare un remake de “Le lacrime amare di Petra Von Kant”, ma alle celebrazioni preferiamo i tradimenti, i ribaltamenti di campo…
Ci disponiamo dunque alla fine della time-line, alla fine del testo di Fassbinder, delle vicende delle sue magnifiche attrici e dei loro stessi melodrammi esistenziali... Dopo, post, per rappresentare non più il "drama” ma l'artificio che gli consente di esistere.
Il soggetto è esploso, rinfranto come su un parabrezza spaccato.  
Alcuni dialoghi tra Petra e Karin sono incisi su vinile, come traccia-memoria di un testo che non c’è più, che sopravvive solo nei ricordi di Merlene, la segreteria-serva. Lei, senza parole, viviseziona i fatti, ascolta di continuo il Rumore (Rosa) di una vicenda che ruota su stessa come disco incantato.
MotusCiò che resta è un telefono che suona a vuoto, un ventilatore accesso e l’eco di passi di fuga, dopo in incidente.
Rimangono tre corpi, tre interpreti, tre età della vita... e gemiti di solitudine che si dilatano in uno spazio bianco dove è di casa un amore più freddo della morte.
Tre silhouette, alle cui spalle scorrono scenari disegnati da un fumettista, unico elemento di continuità nella frammentazione dei sentimenti.
Ma alla costruzione del plot mancano alcuni pezzi, lo story-board
va in parte ancora disegnato, o forse è lo spettatore stesso a dover completare di senso le curve mutili della rappresentazione?
Motus   


Biografia
Motus è stato fondato nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, strutturato sin dalle origini come nucleo di lavoro aperto alle ibridazioni fra arti e linguaggi. Ha ottenuto vari riconoscimenti in Italia e all’estero fra cui tre Premi Ubu, il premio della rivista “Lo straniero” e del Festival Ttv per la produzione videografica che ha costantemente affiancato il lavoro teatrale.
La follia d’amore, i meccanismi artificiosi della seduzione, i limiti del corpo e la sua indagine hanno da sempre invaso le loro scene: da O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus (1998), a Orpheus Glance (2000), da Visio gloriosa (2000), al progetto Rooms (2002) che ha debuttato alla Biennale Teatro.
Con Rumore rosa (2006) il tema dell’amore e dell’abbandono è stato ancor più sviscerato, con l’avvallo di alcuni stralci di dialogo furente da “Le amare lacrime di Petra Von Kant”, manuale d’amore universale e melodrammatico.
Il 2006 ha visto anche un ritorno a Samuel Beckett, con la video-performance A place. That again, ispirata a “All strange away”, l’unico testo “pornografico” dell’autore irlandese.
Per la Biennale Danza 2007, è nato il Progetto X Racconti crudeli della giovinezza sui temi della giovinezza e delle periferie urbane.

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